LA NOTTE DELLE STREGHE
28 Aprile 2008
20-24 Giugno 2008 - San Giovanni in Marignano
Magia e mistero in occasione del solstizio d’estate, tra il 23 e il 24 giugno, in quella che da sempre è definita la notte delle streghe.
In un atmosfera incredibilmente suggestiva, si svolge una bellissima festa popolare con mercati, cartomanti ed artisti in strada.
Si tratta di una manifestazione veramente unica nel suo genere, un’atmosfera realmente suggestiva vi catapulterà in pieno medioevo, nel piccolo borgo di San Giovanni in Marignano ad appena 2 km da Cattolica.
Artisti di strada, saltimbanchi, manifestazioni teatrali, fattucchiere, chiromanti, giocolieri, fachiri, giullari e stregoni si danno appuntamento tra le antiche mura di San Giovanni in Marignano e per 4 giorni intrattengono una folla stupita e ammaliata dal susseguirsi degli spettacoli. La festa ha origini ancestrali e prende origine da una storia che vale la pena conoscere.
Di seguito la storia della Notte delle Streghe fornita dal comune di San Giovanni in Marignano:
Universalmente la notte di San Giovanni è anche ritenuta la Notte delle Streghe che, in questo particolare momento astrale, si radunavano per espletare i loro sortilegi. Per difendersi dai loro influssi malefici si ricorreva a vari espedienti.
Prima di andare a coricarsi si ponevano dietro la porta di casa delle scope per far fuggire la strega.
Essa infatti teme la scopa perchè vedendola è costretta a contare tutti i fili di saggina da cui è formata e, siccome la strega teme il giorno, le luci dell’alba sorprendendola la costringono a fuggire prima di essere riuscita a nuocere a qualcuno, avendo perso tutto il tempo a contare i fili di saggina.
Molti contadini invece inchiodavano sulla porta di casa il fiore dell’erba carlina che serviva per impedire il passo della strega, perchè questa vedendo il fiore era costretta a contare con assoluta certezza le migliaia di capolini che formano il seme.
Come per le scope quindi, consumava la notte senza riuscirvi ed all’alba era obbligata a fuggire senza aver nuociuto.
Si credeva che le streghe uscissero dai loro nascondigli e si ponessero nei crocicchi delle vie, tanto che, chi voleva vederle, non aveva altro da fare che cercare in un crocicchio con una forca di fico sotto il mento e un catino d’acqua sotto i piedi.
A mezzanotte le streghe sarebbero passate schiamazzando e urlando.
I più prudenti, sempre per proteggersi dalle streghe, si infilavano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni, dall’iperico alla lavanda, allo spicchio d’aglio da raccogliersi prima dell’alba. Per difendersi da funeste influenze si coglieva l’iperico dai fiori gialli da tenere sul corpo per tutta la notte, la verbena simbolo di pace e prosperità, il ribes i cui frutti rossi sono chiamati anche bacche di San Giovanni, l’artemisia. Tutte erbe dette di San Giovanni.
Esisterebbe anche un fiore misterioso, non registrato dai botanici, che avrebbe la virtù di rendere invisibile chi lo possiede, di difenderlo dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti.
E’ il fiore di san Giovanni che crescerebbe dalla felce in quella magica notte d’estate.
Ma occorreva raccoglierlo con un rito. A mezzanotte il fiore si apre lentamente illuminando tutto ciò che gli è vicino.
Ma il demonio, che non ama la luce, ne stacca il gambo e se ne impadronisce.
Chi desidera procurarselo deve recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con un coltello un cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé.
Quando il diavolo si avvicina, chiamando con voce familiare, non bisogna dargli ascolto, né volgere capo, ma continuare a fissare la pianta.
Un’altra erba ritenuta magica era la vinca, utilizzata anch’essa per la preparazione di talismani vegetali.
Questa celebrazione sostituisce gli antichi riti per il solstizio d’estate, ed ha quindi dato luogo per secoli a manifestazioni diverse collegate con le credenze e gli usi popolari, come i fuochi di San Giovanni e gli altri rituali propiziatori tipici delle feste di inizio stagione.
Usanza collettiva in questa ricorrenza è quella della raccolta delle erbe che, nella notte che precede la festa di S.Giovanni Battista, cioè fra il 23 ed il 24 giugno, moltiplicano i propri attributi terapeutici e magici.
In questa notte, un tempo, si viveva un momento magico perché essa cade appunto nei giorni solstiziali quando, secondo un’antica credenza, il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio si riversano energie benefiche sulla terra e specialmente sulle erbe bagnate dalla rugiada che si trasforma in un farmaco potente a guarire ogni guisa di malattie cutanee.
Si riteneva addirittura che il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggiasse durante questa magica notte, riuscisse a difendere la persona da ogni tipo di corruzione.
Il Battista battezzava con l’acqua, cui appartiene il segno del cancro, per cui fu facile, nella credenza popolare, attribuire alla rugiada della notte che precede la sua festa, effetti salutari, vedendo in essa un’acqua simile a quella con cui il santo aspergeva.
Ed è per ciò che preparavano, con l’utilizzo di erbe, pietre ed altro, particolari e potenti talismani, nella convinzione poi che la particolare posizione degli astri concorresse a caricarli di virtù.
Si assisteva insomma ad uno strano connubio di sacro e profano.
Innumerevoli erano le usanze legate alla notte di San Giovanni: Il colono, fatto un mazzolino di tre spiche di grano marcio o carbone, discendeva al fiume e quindi il gittava, stimando con ciò di aver liberato e purgato dalla carie o volpe, dalla zizzania e da tutte le altre erbe nocive, il grano che stava per mietere.
Altre usanze erano:
• L’uva raccolta al sorgere del sole e data in pasto ai polli, evitava che questi danneggiassero la vigna.
• La raccolta di 24 spighe di grano, da conservarsi tutto l’anno, se custodite gelosamente servivano come formidabile amuleto contro le sventure.
• Era credenza comune che il bagno con l’acqua odorosa che veniva tenuta fuori l’intera notte, perchè la Madonna e San Giovanni passando la benedissero, avesse effetti strabilianti. Si poteva ricorrere ad un recipiente piccolo, possibilmente una bacinella, lasciato sul davanzale durante la sera della vigilia con immersi dei fiori di campo (camomilla, margherite, melissa, ginestra), con la convinzione che una volta benedetta dal Santo fosse efficace contro il malocchio, l’invidia e le fatture, specialmente sui bambini.
• La prima acqua attinta la mattina della festa manteneva la vista;
• Era costume recarsi all’alba sulla riva del mare a bagnarsi per preservarsi dai dolori reumatici.
• I contadini portavano sul lido le bestie, buoi e cavalli, perchè si rinvigorissero e fossero immuni da malattie.
• All’uso del bagno si affiancava anche l’uso dei comparati. Per stabilire il comparato, una persona inviava all’altra, la vigilia di San Giovanni, un mazzolino di fiori che quella ricambiava poi la vigilia di san Pietro.
• Quelli che nella viglia di San Giovanni Battista fanno fuochi, passando sopra di quelli toccandosi per la mano, poi si chiamano compari e comadri di San Giovanni.
Durante la notte ardevano nelle campagne molti falò, specie in cima alle colline o a dossi, in modo da poter rotolare lungo i pendii ruote infuocate.
Il contadino, con questi fuochi, voleva aiutare il sole che cominciava a scendere sull’orizzonte perchè non l’abbandonasse e continuasse a offrire la sua energia ai campi.
Ma i fuochi sono stati interpretati anche come festa in onore del sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale
[testi e immagine tratti dal sito comune.san-giovanni-in-marignano.rn.it ]